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Royaume du Maroc
Haut Commissariat au Plan
CERED - Centre d'Etudes et de Recherches Démographiques
Progetto realizzato con il contributo del Ministero degli Affari Esteri
Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo
 
 
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  1. Migrazioni e sviluppo

Le migrazioni internazionali rappresentano, da alcuni decenni ormai, un processo sociale di enormi dimensioni. Al livello globale, l’UNDP ha stimato tra i 185 e i 192 milioni il numero complessivo di migranti all’inizio del 2005. Tale dato è frutto di un incremento medio della popolazione migrante che tra il 1980 e il 2000 è risultato pari a circa il 2% annuo. In questo quadro, ha assunto sempre maggiore importanza la migrazione qualificata dai paesi in via di sviluppo verso i paesi OCSE, che in termini numerici risulta più che raddoppiata nell’ultimo decennio del secolo scorso, laddove gli emigrati con istruzione primaria sono aumentati del 50%.

Tale incremento delle dimensioni del fenomeno migratorio, congiunto a numerosi altri mutamenti del contesto sociale, culturale ed economico in cui essi avvengono, ha condotto gli studiosi a proporre nuovi approcci e nuove categorie interpretative del processo nel suo complesso e nella sua relazione positiva con la questione dello sviluppo.

In tal senso, pur continuando a focalizzare l’attenzione sul rischio, per i paesi di partenza, di un impoverimento del proprio patrimonio di risorse umane ad alta qualificazione (brain drain), appare sempre più diffusa, tra gli studiosi, l’opinione che i migranti possano essere considerati agenti di sviluppo. Essi, infatti, possono mettere a frutto la propria esperienza migratoria per valorizzare e rafforzare i capitali di cui già dispongono e utilizzarli per favorire i processi di innovazione e di sviluppo presso la comunità di origine. Si fa generalmente riferimento al possesso da parte dei migranti di: capitale umano, vale a dire un pacchetto di informazioni, di conoscenze scientifiche e tecnologiche e di risorse professionali; capitale sociale, inteso come l’insieme di reti sociali e di legami interpersonali che vengono tessute, sia nel paese di origine, sia in quello di accoglienza; capitale finanziario, la capacità cioè di inviare rimesse nel proprio paese.


2. Il circolo migratorio

In questo quadro, l’ipotesi teorica da cui parte il progetto riconosce come superato l’approccio lineare allo studio delle migrazioni, dove i migranti sono individui partiti da un paese (emigrati) oppure individui arrivati in un altro (immigrati), e pone l’accento sulla prospettiva trasnazionale. Tale prospettiva suggerisce che i migranti, soprattutto i qualificati, tendano sempre meno a tagliare i ponti con il paese di provenienza, ma intessano strette relazioni con esso dando vita a una sorta di circolo migratorio, nell’ambito del quale essi partono, ritornano nel paese di origine (nelle differenti forme del ritorno: definitivo, temporaneo, fisico, virutale), ripartono o scelgono nuovi paesi di emigrazione.

È attraverso questa possibilità di mantenere continuamente vive le relazioni con i propri connazionali che i migranti possono esercitare una responsabilità sociale nei confronti del proprio paese, che si concretizza, oltre che nell’invio di ingenti somme di denaro, nel trasferimento di nuove idee, conoscenze e competenze, nell’attivazione di un ampliato capitale sociale e nella messa in campo di una ravvivata energia o di un rafforzato vigore imprenditoriale; tutti elementi utili per lo sviluppo del paese di origine.

Per quanto riguarda i trasferimenti economici, a titolo di esempio, appare utile ricordare come il flusso di rimesse inviato dai migranti verso i paesi in via di sviluppo abbia superato ampiamente, per valori assoluti, quello degli aiuti pubblici allo sviluppo. Inoltre, parte di tali invii di denaro, non riguarda solo il sostentamento dei propri familiari, ma anche la crescita e lo sviluppo del proprio paese. Secondo la World Bank, nel 2005, le rimesse trasferite attraverso canali formali hanno raggiunto i 167 miliardi di dollari, con un incremento rispetto al 2001 notevolmente superiore al 100%.


3. I tre vincitori

Sembra possibile ipotizzare, in questo contesto, che tenda ad attivarsi un processo attraverso il quale le migrazioni internazionali (con particolare riferimento a quelle qualificate) possono generare benefici per tutti e tre gli attori in gioco e avere quindi “tre vincitori”: i migranti stessi; i paesi di accoglienza; i paesi di origine. In base a tale ipotesi, le cosiddette “tre vittorie”, proposte anche in ambito Nazioni Unite, non sarebbero tanto, o solo, una strategia di intervento sulle migrazioni, ma anche il risultato di una pratica sociale, già in parte diffusa tra i migranti, che le politiche nazionali e internazionali possono contribuire a favorire e a valorizzare.

Tale pratica è frutto di un’azione sociale condivisa dai migranti che si manifesta attraverso molteplici elementi quali, ad esempio, l’orientamento a un’effettiva integrazione nel paese di accoglienza mantenendo sempre vivo il legame con la società e la cultura di origine, l’invio di rimesse, non solo finanziarie ma anche sociali, il trasferimento di tecnologie o l’attuazione di differenti forme di ritorno volte a costruire nuove opportunità di sviluppo economico e sociale, in cui gli individui portatori di alte qualifiche giocano un ruolo fondamentale, attraverso le diaspore e l’adesione ad una comunità transnazionale.


4. Il Milieu social transnational

Questa pratica sociale può essere colta, quindi, come l’insieme dei processi attraverso cui gli immigranti, intesi come facenti parte di due o più mondi intrecciati dinamicamente, creano interconnesse relazioni sociali che li legano contemporaneamente alla società di origine e a quella di accoglienza, tanto da poter considerare queste due realtà apparentemente distinte come un unico spazio sociale che, nel quadro del progetto, è stato denominato Milieu social transnational.

I migranti qualificati, nell’ambito della propria esperienza, si trovano infatti di fronte alla necessità di doversi misurare con alcuni elementi che costituiscono il Milieu social transnational, vale a dire che ne definiscono i significati dominanti, i linguaggi, i valori, i sistemi mitico-rituali e i comportamenti. È attraverso l’adesione all’insieme di questi fenomeni - ciascuno dei quali è necessario, ma non sufficiente se considerato singolarmente - che gli attori coinvolti nella vicenda migratoria possono, infatti, contribuire a produrre benefici nell’ottica delle tre vittorie.

La migrazione “intelligente”

Il primo fenomeno del Milieu social transnational, è quello della migrazione cosiddetta “intelligente”, che riguarda le potenzialità, le motivazioni e gli orientamenti che spingono le risorse umane qualificate a trasferirsi in un altro paese, nonché le condizioni che possono favorire il buon avvio del loro processo migratorio. In particolare, si fa riferimento a una serie di elementi che tendono a rendere le migrazioni non una vicenda casuale, ma un processo orientato strategicamente. In tal senso, la migrazione intelligente appare caratterizzata, non solo dall’esistenza di un progetto migratorio di qualità a lungo termine, basato anche sulla disponibilità di informazioni e conoscenze adeguate, e di un ampio capitale sociale individuale, ma anche da un forte orientamento al miglioramento della realtà e allo sviluppo del paese di provenienza e di quello di destinazione.

L’integrazione “sapiente”

L’integrazione “sapiente” rappresenta il secondo fenomeno con il quale i migranti devono confrontarsi. Essa è caratterizzata dalla presenza di alcune condizioni che consentono ai nuovi arrivati di effettuare un inserimento nella società di accoglienza coerente con il loro status professionale e con le loro aspettative, senza che questo comporti né un’assimilazione completa – con la perdita dell’identità e dei legami con la società e la cultura di origine – né un inserimento puramente di superficie – con un sostanziale isolamento rispetto alla società ricevente. L’integrazione sapiente, infatti, potrebbe essere favorita da elementi quali la presenza di un’imprenditorialità immigrata di alto profilo nel paese di accoglienza e l’esistenza di opportunità per accedere a iniziative di formazione superiore, a consumi culturali analoghi a quelli della popolazione locale e alla partecipazione politica e sociale.

Il ritorno “costruttivo”

L’esercizio di un ruolo attivo da parte del migrante nei confronti del proprio paese, che si trasformi in un’azione di ritorno in grado di produrre benefici, rappresenta il terzo fenomeno regolativo. Il ritorno “costruttivo”, basato anche su un’effettiva volontà di agire per il miglioramento del paese di origine, può assumere varie forme. Si può trattare, infatti, di un rientro materiale, stabile o temporaneo e periodico, oppure di un ritorno virtuale, nel quale il migrante rientra soltanto attraverso legami a distanza, il finanziamento e la realizzazione di interventi di sviluppo, l’apertura di attività economiche e commerciali e così via. Anche il ritorno, per avere un effetto positivo, deve seguire un percorso orientato in modo strategico e non rappresentare il frutto di una decisione estemporanea o contingente.

Le rimesse economiche

Un quarto fenomeno del Milieu social transnational è rappresentato dalle cosiddette rimesse economiche, che possono configurarsi, sia come un’azione orientata alla produzione di ricchezza per sé e per la propria famiglia, sia, soprattutto, come un’azione sociale volta al cambiamento e al miglioramento economico e sociale del proprio paese. In particolare, si fa riferimento alla recente diffusione di alcuni tipi di rimesse che vanno al di là del semplice trasferimento di denaro per la “sopravvivenza” della famiglia, ma favoriscono la creazione di nuove imprese e poli di sviluppo economico locale o il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.

I trasferimenti di tecnologie

L’assunzione da parte degli immigrati qualificati del ruolo di agenti del trasferimento tecnologico e dell’innovazione per il paese di provenienza può essere considerato il quinto fenomeno regolativo necessario a far sì che l’emigrazione qualificata generi vantaggi sia per gli emigranti, sia per i paesi di origine e per quelli di accoglienza. Infatti, attraverso i movimenti migratori, soprattutto di risorse umane altamente qualificate che mostrano un forte orientamento ad acquisire nuove conoscenze, si tende a registrare un’accelerazione del trasferimento di know how e di modelli organizzativi che possono favorire il processo di sviluppo tecnologico dei paesi di provenienza degli immigrati.

I trasferimenti sociali

Un sesto fenomeno che regola il Milieu social transnational è costituito dall’orientamento degli immigrati qualificati a trasferire nel proprio paese strutture normative, sistemi di comportamento e il proprio capitale sociale. Si tratta di un trasferimento di prodotti sociali che spesso è il risultato dell’integrazione tra i modelli incontrati durante la vicenda migratoria e quelli di cui si è portatori, propri della cultura e della società di origine, riguardanti, ad esempio, le aspirazioni, la vita quotidiana, le responsabilità familiari, il rapporto con le istituzioni, i ruoli di genere, la partecipazione politica e l’adesione alla società civile, ecc.

La società transnazionale

Il settimo elemento necessario a far sì che l’emigrazione qualificata generi vantaggi sia per i migranti, sia per i paesi di origine e per quelli di accoglienza, è costituito dalla consapevolezza dei migranti qualificati di fare parte della cosiddetta società transnazionale. Questa è costituita da un insieme di strutture, che comprendono sistemi di relazioni, forme di organizzazione, significati condivisi e rappresentazioni, sistemi di regole e di comportamenti che coinvolgono gli individui e i gruppi, al di fuori della dimensione delle società nazionali e che da vita a realtà sociali ed economiche che travalicano i confini delle nazioni. In questo quadro, si possono citare, ad esempio, le numerose reti internazionali di migranti – sia provenienti dagli stessi paesi, sia da paesi differenti -, le nuove imprese transnazionali o che agiscono nella dimensione internazionale e che sono guidate da migranti, la diffusione di molteplici organizzazioni non governative, create da migranti qualificati, che svolgono attività di cooperazione e iniziative di sviluppo.
   
 
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